Andrea Granchi
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Ma la sua ricerca si è da subito rivelata polivalente e colta arrivando negli anni Ottanta ad accostare, in un dialogo meta-temporale, gli archetipi artistici della storia dell’arte.
Nelle sue opere affiorano citazioni, mediante un segno memore della maestria paterna, che abbracciano i
virtuosismi del Manierismo
e l’intensa passionalità del Romanticismo,
la silente compostezza della Metafisica
e i precari equilibri dell’inconscio già propri
del Surrealismo.
Tante suggestioni, coltivate e alimentate di nuovo humus, per un artista che si
dipinge in cammino, dal passo allungato e dal fiero cappello calcato sul capo,
verso un orizzonte il cui limitare ancora tarda a manifestarsi.
Per un artista i cui riconoscimenti sono stati tanti e anche le
presenze in importanti manifestazioni: dalla Biennale (1974) e
Triennale
di Milano (1981), alla
Biennale
di Venezia (1978), alla
Quadriennale
di Roma (1986), senza citare le esposizioni in prestigiosi spazi pubblici e privati.
Si ricorda poi, tra i numerosi, l’incarico affidatogli nel 2001 dalla Fondazione Collodi per il progetto "Per Pinocchio – muri dipinti a Collodi" per il quale ha realizzato il dipinto murale di grandi dimensioni Il lungo viaggio dell’uomo.
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La presentazione della sua opera a Étroubles è stata enfatizzata dalle note della 1ˆ Sonata per violino solo di Bach e del Capriccio n° 21 "Amoroso" di Paganini, brani eseguiti dal figlio dell’artista Giacomo, violinista e titolare dello Studio Granchi di cui Andrea è il direttore tecnico.
Testi di Elisabetta Pozzetti e Andrea Granchi, foto di Giusto Vaudagnotto



