La Permanence de la Forme
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Quando, come in questo caso, i valori di riferimento sono valori di coscienza che si manifestano nella società che drammaticamente e radicalmente muta le sue modalità del fare, l’esperienza quotidiana diventa nuova rappresentazione del possibile ideato e cercato in una forma prosciugata o amplificata, ma riconducibile ad un’idea guida, indagata e perseguita fino al suo concretarsi. E la tecnica si fa ricerca e progetto di questa continua rivoluzione del linguaggio artistico. E l’arte diviene uno specchio in cui ognuno riflette di sé quello che vuole, quello che ama di più o quello che è più misterioso, celato fino al momento della scoperta, momento che ha sempre con sé qualcosa di gioioso e sensuale.
Naturalmente, ci troviamo di fronte a tre personalità molto diverse tra loro che hanno espresso il
loro fare (umano e artistico) in tre percorsi del tutto originali e indipendenti.
Albert Féraud
Ha scelto i bagliori coruschi dell’acciaio per esprimere il teatro della modernità Albert
Féraud, dei tre il più fedele alla scelta iniziale di esprimere nella scultura la sua vocazione
di uomo. Féraud è l’uomo faber che gareggia con la sua natura nell’infinita
invenzione di forme, che piega, col fuoco dell’intelligenza prima ancora che con la fiamma ossidrica,
la dura essenza del metallo da lui eletto a testimoniare la durata nel tempo della bellezza che nulla può
scalfire.
Talvolta, la materia deflagrata, esplosa e quindi accartocciata su se stessa, si fa monumento contro
l’insensata brutalità della guerra, sintesi incandescente di ogni battaglia, memoria che testimonia
antiche minacce di lance pronte a combattere e l’artista (ieri
Paolo
Uccello, oggi Albert Féraud) si fa presenza comunicante che denuncia l’oscuro presente
dentro di noi.
| Alcune delle opere di Féraud esposte, clic sulle immagini per ingrandirle in una nuova finestra |
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| L’INDIEN, 1956, ferro | SANS TITRE, 2000, china | PAPILLON, 1993, acciaio |
La forma trovata e fissata nel metallo come antidoto all’inarrestabile fluire del tempo
si specchia anche nel segno grafico dei disegni rarissimi presenti nella mostra di Aosta.
Essi, nella loro plastica evidenza, sono esemplari per comunicare la percezione, da parte di uno
scultore, del delinearsi della forma come energia che muove superfici, le gonfia di lieviti
inquietanti, mentre si fa inarrestabile percorso verso la vita apparente o nascosta.



