La Permanence de la Forme
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Guido Magnone
Forme autoproclamanti il diritto all’esistere da un’interna spinta energetico-pulsionale sono anche le sculture di Guido Magnone, sfuggenti ad ogni classificazione nel turgore enfatizzato quasi ad evocare slanci di antiche passioni. E, tra esse, in particolare, il primo amore per la scultura che ha ricatturato il promettente adepto di un tempo, allontanatosi dal mondo dell’arte senza avere espresso tutte le sue potenzialità. Dopo aver tradito, infatti, la bellezza della forma scolpita dalla mano dell’uomo per le inattingibili bellezze delle nevi eterne, un lungo percorso ha tenuto Guido Magnone lontano dai territori dell’arte.
Tornato all’amore di un tempo, l’artista fa dialogare tra loro materiali "poveri"
per trarne forme nobili, continuamente tentate dall’alto, che si avvolgono su se stesse a spirale
nello slancio che invita alla performance spaziale.
| Alcune delle opere di Magnone esposte, clic sulle immagini per ingrandirle in una nuova finestra | ||
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| PODIUM, 1998, bottiglie di plastica rimodellate | REDEMPTION, 2000, tronco di platano, rami di vite, carcassa di antilope* | EURO ET AUTRES DOLLARS, 2002, bassorilievo in cemento, gesso, sabbia, calce e polistirene |
Polistirolo, legno, cemento, plastica di recupero, carta diventano, col suo lavoro, forme lisce come una pelle che si offra alla carezza o in alternanza, forme arcaiche, che sembrano combuste da un fuoco interno, come magma finalmente rappreso, mentre altre appaiono totalmente scabre alla mano.
Magnone in esse appare in costante dialogo con la vita interna della materia, mai completamente palesatasi
in tutte le sue possibilità.
Trasferiti nelle sue sculture i sussulti e i fremiti percepiti nel cuore del precipizio o le cangianti
venature del seracco diventano esperienze tattili che invocano dignità di memoria e di permanenza
incrostandosi nelle superfici scabre e annullando la piatta banalità del quotidiano.
* Copia dell’originale posto in Patagonia a 5000m come monito
all’uomo perché non lasci una scia di morte e distruzione in luogo
della natura incontaminata. Tutti gli scalatori che si soffermano davanti a
questo totem ne inviano una foto
all’artista, che ne ha collezionete più di 5000.
