Giulio Schiavon
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- L’arte è gioco.
L’artista come funambolo conosce qualche nome e lo piazza al posto giusto, lasciando però che tutto sembri un gioco, così che solo la sorpresa risulti riconosciuta. Poi noi diciamo "bravura" e applaudiamo il coraggio, ma ammiriamo il bello che l’inutile passeggiata sulla fune ci regala. - L’arte è un viaggio. Se l’artista si spinge lontano può vedere come un viaggiatore attento o un turista strabico, prendere dell’altro da sé il vero o crogiolarsi nella fascinazione dell’esotico, dipende. In ogni caso cerca l’umano nei mille e più modi in cui si declina sulla crosta ruvida del pianeta.
- L’arte è amore.
L’amore, alla fine, non muove forse le stelle, ma anima gli scalpelli dello sculture, la tastiera telematica del romanziere, il pennello del pittore e tutti gli altri aggeggi con i quali si produce ai nostri giorni l’arte. Può darsi che non si tratti dell’amore che conosciamo, ma sentircelo raccontare serve senz’altro a capire meglio come gira il mondo. - L’arte è denuncia.
Talvolta, l’amore si trasforma in odio per ciò che è ingiusto, che non funziona, che ci svilisce o che ci inganna, allora l’artista prova a puntare il suo indice e a richiamare l’attenzione. Si chiama spirito critico, ma non è merce molto apprezzata, purtroppo. - L’arte è inutile.
Alla fine, gli artisti sono i soggetti più inutili che abitano le comunità umane. Quando sono onesti se ne rendono conto da soli, quando siamo onesti riconosciamo che la gratuità e l’inadeguatezza produttiva sono le uniche espressioni dell’esistenza umana che mantengono un qualche significato. Per questo, per dircelo e ricordarcelo quando ce ne dimentichiamo, abbiamo un’estrema necessità dell’arte e degli artisti, anche se spesso preferiamo ignorarli.
Viviana Rosi
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