Sergio Zanni
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Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Bologna scegliendo la pittura e lasciandosi scegliere poi dalla scultura. Diversi materiali hanno assecondato le esigenze formali di un cammino artistico continuamente in divenire. Dai primi "mostri meccanici", così definiti dall’artista, realizzati in scagliola e filo di ferro, all’adozione della terra creta ritenuta dapprima esclusivamente funzionale alle fusioni in bronzo e alle colate in cemento e poi scelta per le qualità intrinseche ed espressive sue proprie, fino al polistirolo ricoperto di iron-ball, materiale sintetico utilizzato in scenografia. All’attività artistica affianca fino al 1995 l’insegnamento all’Istituto d’arte "Dosso Dossi" di Ferrara. Dagli anni Settanta si incrementano le mostre in spazi pubblici e privati, le acquisizioni in collezioni museali, gli inviti a importanti rassegne espositive nazionali (l’ultima in ordine temporale quella che la sua città, Ferrara, gli ha dedicato nel 2004 al Padiglione d’arte contemporanea di Palazzo Massari) e internazionali, oltre alle numerose e significative pubblicazioni edite.
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Da sapiente manipolatore di superfici Zanni articola le espressioni dell’animo con il linguaggio fantastico, tessendo racconti surreali e stranianti e generando una galleria di personaggi cresciuti all’ombra di una creatività che ha fatto dello stupore la propria caratteristica.
Dai titanici e allo stesso tempo icastici Kamikaze, ai fabulistici Funamboli, al carico emotivo de Il carro dei vincitori e a quello nostalgico dei Custodi delle pianure.



