Sergio Zanni
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Neppure si possono dimenticare i Giganti di sabbia, la cui imponenza tragica ha accarezzato le corde del più alto lirismo. Non a caso Vittorio Sgarbi ha definito Sergio Zanni un «surrealista padano» nell’omonima mostra da lui curata a Piacenza nel 2002.
Non stupisca allora che le piccole terracotte possano accrescersi fino a
divenire, in polistirolo, totem di oltre quattro metri e non stupisca nemmeno
che la pesantezza lavica che le veste sia effimera patina resinosa, leggera
quanto il declinare lieve di una foglia. Ogni "creatura" di Zanni si veste
dell’addensarsi polveroso di malinconie che affondano nel passato e
si radicano dimesse nel precario presente. Unica via suggerita: il nomadismo
dell’anima alla ricerca di risposte migliori o semplicemente
dell’ultimo spicchio di libertà all’orizzonte dei giorni.
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Testi di Elisabetta Pozzetti, foto di Giusto Vaudagnotto



